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La collina di Albaro

“Sorge, nella parte orientale di Genova, colle piacevolissimo che imitando l’Alba col nome, vien’à superarla in vaghezze” così definiva Albaro nel 1630 Anton Giulio Brignole Sale in “Le instabilità dell’ingegno”

 

San Francesco d’Albaro è stato comune autonomo fino al 1874, quando insieme ad altri cinque comuni della bassa Val Bisagno fu inglobato nel Comune di Genova. Tradizionalmente zona rurale, fu scelto già dal Cinquecento per la villeggiatura delle nobili famiglie genovesi. Le sue romantiche creuze, chiamate “strade della solitudine”, sono state cantate e percorse da personalità artistiche, come Byron, Dickens, Nietzsche, Gozzano, De Andrè e Firpo. Via Albaro era l’arteria principale del vecchio comune di S.Francesco, da lì partivano le creuze che scendevano a mare, tra cui quella di San Nazaro. Qui, nascosta dalle fronde, sorge la leggendaria “Torre dell’Amore”, una delle primissime costruzioni di Albaro, utilizzata come guardia a difesa degli attacchi dal mare dei Saraceni. Ma Albaro non era solo luogo di lusso e agiatezza, uno spettacolo differente si poteva ammirare nella piana dell’abbeveratoio, dove i muli e i contadini, che ogni giorno portavano dagli orti di Albaro frutta e verdura sui banchi della Foce e lungo il Bisagno, sostavano sulla piana e placavano la sete prima di avventurarsi lungo le strette strade. La fisionomia del quartiere cambia completamente all’inizio del ‘900, con la costruzione di Corso Italia.

 

 

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