INCONTRO – LE VERITA’ NASCOSTE DI LEONARDO

a cura di Diana MARCELLO, storica dell’arte

 

Sede GENOVA Cultura, via Roma, 8b

 

INGRESSO LIBERO

 

E’ il 15 aprile 1452 quando Caterina, contadina a Campo Zeppi, nella frazione di Vinci dà alla luce un bambino: Leonardo. Il padre Ser Piero è un notaio fiorentino che non vuole rovinarsi la reputazione. Interviene allora Ser Antonio, suo padre, e il fattaccio viene nascosto. Cinque anni dopo Ser Piero quando scopre che la moglie è sterile, sottrae Leonardo alla madre per evitare l’estinzione della stirpe. Il bambino non la prende bene e inventa un gioco di parole: in una nota scrive “di s.p.ero”, che può essere letto sia come il cognome che lui non ha Ser Piero, ma anche come “dispero”. Lorenzo il Magnifico lo definì un vero e proprio ignorante. In quegli anni i pittori sono annoverati all’interno dell’Arte dei Medici e degli Speziali, dove dividono i propri interessi con cartolai, barbieri vasai e venditori di spezie, ma Leonardo mise subito in evidenza il suo talento. La prima occasione quando il padre gli fa decorare un pezzo di legno portatogli da un contadino per fare un’opera d’arte. Leonardo decide di usarlo per rappresentare una scena ricca di animali e raccoglie insetti, serpenti e lucertole. Li tiene in camera sua talmente concentrato a studiarli e a rappresentarli che non si cura persino del fetore prodotto da tutti quegli animali morti nella sua stanza. Il risultato è sorprendente. Leonardo è così preciso a riprodurre volti, corpi e animali poiché rimane ore ed ore a esaminarli con una lente di ingrandimento per vedere a meglio i dettagli. Realizza così centinaia di disegni che userà poi nei suoi dipinti. Ma la passione per i dettagli entra in gioco anche negli studi del corpo umano che fanno di lui una specie di medico legale che si cimenta nelle autopsie di cadaveri. Ma la vera rivoluzione di Leonardo sta nell’arte, dove osa come nessuno ha mai fatto prima, umanizzando ad esempio i santi. Le scene sacre sembrano situazioni tra amici o di famiglia. Così dipinge scene con Gesù, la Vergine e i Santi eliminando l’uso dell’oro: perdendo l’aurea, tutti sono rappresentati come persone comuni.